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Storia

La pietra trentina nel progetto moderno

Il Novecento torna a pensare alle tradizioni locali. A Trento, negli anni Venti, un gruppo di giovani architetti crede in una poetica basata sull'uso di forme e materiali del luogo. Il loro portavoce, il roveretano Giorgio Wenter Marini, scrive nel 1924 che si deve "costruire semplicemente ma in maniera che l'edificio corrisponda al suo scopo, sia comodo, pratico, igienico. Sia costruito in pietra. Costruire semplicemente significa pure senza inutili fronzoli ma in belle proporzioni, usando i nostri bellissimi materiali, noi che siamo nei paesi della pietra" . Ettore Sottsass senior meglio di tutti interpreta queste indicazioni. I fiori stilizzati al piano terreno della casa in via Pilati, a Trento, sono un omaggio alle decorazioni degli anonimi lapicidi montani, una dedica a una tradizione vista in quel momento ancora come suggestiva e vitale.
Negli anni Trenta, con l'affermarsi dei nuovi principi "razionali" dell'architettura moderna, si sperimenta l'uso combinato tra materiali locali e i materiali tipici della modernità: cemento armato, vetro, metallo. Le scuole Sanzio e la stazione di Trento, realizzate quasi contemporaneamente, sono dimostrazione delle possibilità derivanti da questa unione. Le scuole Sanzio di Adaberto Libera, maestro del Razionalismo italiano, sono a pochi passi dal Castello del Buonconsiglio. Un recente restauro ha consentito di riportare alla luce, nel loro primitivo splendore, la diversificazione dei rivestimenti lapidei trentini impiegati nella costruzione. Sopra i due ingressi campeggiano due spettacolari lastre traforate in porfido.

 
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